PROMOZIONE B – IL CHIETI TORRE ALEX CHIUDE L’ANNO CON UN PIEDE IN ECCELLENZA

Aielli-Gabriele-RPer il Chieti ormai ogni commento è superfluo, la classifica parla chiaro: due soli pareggi e ben sedici vittorie, hanno portato la formazione di Gabriele Aielli (nella foto) a staccare di undici punti la diretta inseguitrice dopo il girone di andata. Di questo passo i neroverdi, tra breve, potrebbero già pensare al prossimo campionato di Eccellenza. Il merito è di una società, guidata dal presidente Trevisan, che ha delle idee chiare e di un mister che le ha azzeccate tutte.

“Non ci siamo mai nascosti – spiega il tecnico Aielli – fare un campionato di vertice era l’obiettivo iniziale, ma questi sono numeri importanti, stratosferici, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di una squadra nuova, costruita da zero. E’ vero che sono bravi calciatori ma metterli tutti insieme non è sempre facile”.

Una macchina perfetta assemblata personalmente dal guidatore…

“Devo sempre ringraziare la società a nome del presidente Trevisan che mi ha dato piena fiducia. Non ho voluto un direttore sportivo perché ho scelto personalmente gli elementi del gruppo, ho solo un vice allenatore e un collaboratore tecnico che mi aiutano negli allenamenti. Per il resto faccio tutto da me con dei ragazzi che ringrazio perché hanno sempre seguito le idee che ho proposto mettendosi tutti a disposizione”.

Essere un insegnante di educazione fisica le facilita il compito?

“Penso di si, visto che non ho avuto grossi problemi di infortuni, solo qualche infiammazione durante la preparazione pre campionato, per il resto facciamo dei carichi naturali con la palla, cercando di simulare le situazioni di gioco della domenica. Indico ai miei ragazzi quelle soluzioni che in partita possono servire, sta al calciatore scegliere quale sia la migliore. Poi, la domenica, mi godo la partita dalla panchina, correggendo qualche situazione, ma senza mai sbraitare come fanno certi allenatori per essere seguiti dalla propria squadra“.

Qual è il suo credo?

“Sono più di quindici anni che alleno e le cose che ho imparato nel tempo cerco di insegnarle ai miei. Mi piace ragionare, capire, studiare e poi proporre le varie soluzioni che sarà il calciatore a scegliere la più adatta in base alle circostanze che si presentano. Condizione  imprescindibile è che tutti devono partecipare alla fase di possesso e di non possesso. Non servono allenamenti di ore e ore, ma solo un’ora e mezzo di lavoro intenso che dia ritmo e concentrazione. Ho sempre chiesto alla mia squadra di non gestire il vantaggio accumulato ma di giocare tutte le partite con una mentalità vincente, non bisogna mai accontentarsi”.

Qual è la forza di questa squadra?

“La gran parte delle squadre utilizza i fuoriquota sugli esterni di difesa ed è per questo che ho scelto una linea d’attacco in quota con Lalli che è un centravanti da 25 gol a stagione, Catalli che sta avendo un alto rendimento e Carosone che è una certezza. Ma ho anche degli under sopra la media, giovani che stanno ricevendo delle proposte da categorie superiori, sono quelli più richiesti dal mercato, segno che sono tra i migliori in circolazione. E per finire ad un portiere che è una sicurezza. Sono molto soddisfatto di questo gruppo tant’è che ho rifiutato dei rinforzi che il presidente voleva mettermi a disposizione. Gli unici movimenti sono stati la cessione dell’attaccante Menegazzi al San Donato (Prima categoria) e l’arrivo della punta Daniele Crecchia, classe 1998 dal Sambuceto”.

E se le venisse a mancare per infortunio qualche pezzo importante?

“Non penso di avere questi problemi visto che posso cambiare modulo e utilizzare anche più under come ho fatto a Castiglione dove prima si è fatto male D’Addazio e poi c’è stata l’espulsione di Lieti che mi aveva decimato la linea difensiva e che ho ripristinato con quattro under classe 1997 che sono stati in grado di portare a casa una vittoria importante”.

Ormai ha incontrato tutte le squadre, che idea si è fatto?

“La migliore formazione è stata senz’altro lo Spoltore, costruito per vincere e di alto livello, ma anche i giovani de Il Delfino Flacco Porto ci hanno fatto soffrire all’andata e al ritorno e poi è da non sottovalutare la Sulmonese Ofena che ha buoni giocatori, anche la Val di Sangro ha grossi nomi, invece il Passo Cordone è stato sfortunato visto che è incappata nella nostra migliore prestazione stagionale”.

E per concludere?

“Una doverosa menzione per il presidente Trevisan che ha avuto l’intuizione e il coraggio di rinunciare a qualche nome importante per una piazza così blasonata come quella neroverde per puntare su di me, dandomi piena fiducia sin dal primo colloquio. Lo ringrazio perché ha avuto il grosso merito di aver fatto questa scommessa che io gli farò vincere!”