LA VIRTUS CUPELLO PARTE COI PIEDI GIUSTI: È VICINA LA FIRMA DI FIORENZO D’AINZARA

La matricola rossoblù stringe i tempi per ufficializzare il primo acquisto della nuova stagione: manca poco per assicurarsi l’ex giocatore di Ascoli e Taranto

Conferma del gruppo, crescita dei giovani ed occhio al bilancio. Sono queste le principali direttive stilate dalla dirigenza della Virtus Cupello in vista della nuova, inedita avventura della matricola nel campionato d’Eccellenza. Definiti gli ambiti in cui operare, il direttore sportivo Giuseppe Stivaletta si sta preparando a mettere a segno un acquisto in grado di aumentare notevolmente il tasso tecnico della squadra.

Sta per andare a buon fine, difatti, il corteggiamento dei cupellesi a Fiorenzo D’Ainzara (nella foto), mediano  proveniente dall’Aprilia (Eccellenza laziale). Classe 1973, vastese di nascita, la sua storia somiglia a quella di numerosi predecessori: un talento naturale ed un battesimo di fuoco. L’epilogo non è altrettanto prestigioso, ma la classe non si discute. Ed a Cupello lo sanno bene, puntando su di lui per rifinire il telaio della squadra che affronterà il prossimo torneo. In settimana, difatti, le due parti s’incontreranno per definire gli ultimi dettagli ed apporre la firma sul contratto.

La sua lunga avventura inizia alla fine degli anni Ottanta. D’Ainzara si fa notare dai dirigenti dell’Ascoli: attaccante guizzante dal fisico asciutto, Fiorenzo ha talento ed i dirigenti marchigiani non esitano, proponendogli il trasferimento all’ombra della Cattedrale di Sant’Emidio. Nonostante i diciassette anni, si fa notare dall’allenatore dei bianconeri, Aldo Agroppi. Il toscano lo fa esordire in Serie A il 22 aprile 1990 nell’incontro Ascoli-Lecce. Il giovane ha stoffa e, durante il campionato 1991-92 conquista un posto da titolare nell’undici di De Sisti nonostante le ingombranti presenze di Oliver Bierhoff, Bruno Giordano e Filippo Maniero. Sono tre le realizzazioni messe a segno: il 26 gennaio 1992 gonfia la rete di San Siro, battendo Sebastiano Rossi, ma ciò non impedisce la sconfitta dell’Ascoli contro il Milan. Ma sono tutti d’accordo: un piccolo talento sta sbocciando. Tuttavia i ‟Picchi” di Costantino Rozzi retrocedono.

La carriera sembra andare di pari passo con le fortune dei marchigiani, tant’è che Fiorenzo non riesce a confermarsi ai livelli precedenti. È ora di cambiare aria. Nel giro di due anni vengono inanellate 31 presenze, senza che egli riesca mai ad andare a rete. Al termine della stagione 1993-94 non viene confermato. Ed è qui che comincia il suo lungo peregrinare nelle serie minori. Nel giro di sette anni veste ben sette casacche: Sora, Gualdo, Avellino, Siena, Fidelis Andria, Juve Stabia e Novara. Il rendimento è discontinuo: ad ottime annate (Sora e Siena), fanno da contraltare interlocutorie stagioni senza che riesca mai ad andare a rete.

Scaricato dagli azzurri del Novara, Fiorenzo fa il suo ritorno a casa nel 2002, ingaggiato dalla Pro Vasto. Lascia la Serie C per difendere i colori di casa in Quarta Serie. Questa volta fa davvero la differenza, andando a segno per ben nove volte in diciannove apparizioni. L’aria di casa restituisce al calcio il vecchio D’Ainzara, concreto e decisivo. Questo gli vale il doppio salto di categoria. Difatti, viene ingaggiato dall’ambizioso Taranto di Ermanno Pieroni. Gli si affiancano giocatore del calibro di Passiatore e Triuzzi, ma la squadra ionica sembra una copia fedele della celebre Armata Brancaleone. L’annata è da dimenticare ed il vastese paga caro: l’ultima occasione per tornare in serie cadetta sfuma.

Il Grosseto, impegnato in Serie C2, lo ingaggia nella finestra invernale della stagione 2003-04, ma in estate non viene riconfermato. Nel frattempo, arretra il suo raggio d’azione, operando sempre di più nella zona centrale del campo. Dopo la nuova, fugace apparizione con la maglia della Pro Vasto, si produce in un nuovo viaggio in giro per l’Italia che lo porteranno a vestire le maglie di Legnano, Pistoiese, Lecco ed Aprilia. Ma ora il futuro si tinge di rossoblù. La prossima fermata di una carriera infinita sembra essere proprio quella di Cupello.

Nando Di Giovanni